25/03/2009
recensione libro "I sistemi motivazionali nel dialogo clinico. Il manuale AIMIT" di Liotti e Monticelli
Recensione del libro
“I sistemi motivazionali nel dialogo clinico. Il Manuale AIMIT”
di Gianni Liotti e Fabio Monticelli
Cortina Editore, 2008, p. 242, € 24.50
a cura di Rosario Esposito
È con grande piacere che propongo questo piccolo resoconto del libro di Liotti e Monticelli “I sistemi motivazionali nel dialogo clinico” e non solo perché l’argomento è di grande attualità ed ha una risonanza a livello internazionale, ma soprattutto per la notevole influenza che il cognitivo-evoluzionismo ha tra i terapeuti cognitivo-comportamentali in Campania.
Il libro è una prima stesura del manuale, l’AIMIT, per codificare le trascrizioni di sedute e rilevare la relazione in corso tra paziente e terapeuta!
La terapia cognitiva ha sempre considerato le rappresentazioni mentali, dialogo interno e immagini mentali, come il punto da cui partire e su cui lavorare per il miglioramento emotivo e comportamentale dei pazienti.
Il modello cognitivo-evoluzionista (Liotti, 2001) ritiene che lo studio delle rappresentazioni mentali debba essere completato con lo studio delle “disposizioni innate” a relazionarsi con gli altri. L’insieme di queste “disposizioni innate” e delle rappresentazioni ad esse associate, formano delle tipiche modalità di relazionarsi e sono chiamate sistemi motivazionali interpersonali.
Il punto centrale dell’intervento terapeutico diventa la capacità e la modalità di riconoscere e modulare, attraverso i processi cognitivi e le rappresentazioni mentali, il dispiegarsi di queste “disposizioni innate” verso gli altri esseri umani.
Il libro tenta così di misurare e descrivere il manifestarsi di questi sistemi motivazionali interpersonali nell’interazione terapeutica rilevando, da una parte, le tipiche modalità con le quali ogni persona è solita relazionarsi agli altri; dall’altra il loro manifestarsi nel “qui ed ora” della seduta.
È da questi sistemi motivazionali interpersonali che dipendono i contenuti e le narrative di cui si parla in terapia e, pertanto, la loro consapevolezza nel dialogo terapeutico, attraverso l’uso di uno strumento come l’AIMIT, diventa di importanza fondamentale.
Nel singolo individuo questi sistemi motivazionali interpersonali possono essere coerenti tra loro oppure in conflitto; inoltre è possibile che uno possa compensare un altro a sua volta impossibilitato a raggiungere la meta.
Nella relazione diadica invece, come quella terapeuta e paziente, possono essere complementari (all’attaccamento del paziente il terapeuta risponde con accudimento) oppure non complementari (il terapeuta risponde con agonismo) con ovvie ed intuitive ricadute nel lavoro terapeutico.
Un altro aspetto importante da tenere sotto controllo è il processo di transizione, cioè l’attivazione simultanea di due o più sistemi motivazionali nella stessa locuzione e che si accompagnano alla caoticità degli stati mentali.
Il libro è pieno di spunti di riflessione per la pratica psicoterapica, dal concetto di “intersoggettività” a quello delle “strategie controllanti”, dall’architettura della mente a quella delle motivazioni umane, che ne fa una lettura obbligata per chi lavora con i disturbi mentali.
Di tante idee ne ho selezionate tre che vorrei brevemente riportare e che sono a mio avviso di grande interesse clinico:
a) la distinzione tra aspetto diacronico e sincronico della relazione;
b) la correlazione tra alcuni sistemi motivazionali interpersonali e l’incremento della capacità metacognitiva;
c) l’utilizzo della validazione nel colloquio clinico.
Il primo punto, la distinzione tra l’aspetto sincronico (il sistema motivazionale interpersonale del paziente con il terapeuta nel “qui e ora”) e l’aspetto diacronico (il sistema motivazionale interpersonale del paziente nei confronti di altri e desunto dai suoi racconti) consente di calibrare nel modo migliore l’intervento terapeutico.
Facciamo degli esempi. Se il paziente racconta al terapeuta di cure non ricevute in passato e lo fa in modo collaborativo (qui l’aspetto diacronico è di attaccamento e l’aspetto sincronico è collaborativo), l’eventuale conforto del terapeuta potrebbe far sentire il paziente infantile poiché il paziente cerca una condivisione non cure; se, d’altra parte, il paziente racconta sempre di cure non ricevute in passato, ma esprimendo nel “qui ed ora” una richiesta di cura (qui, entrambi gli aspetti, sincronico e diacronico, sono di “attaccamento”) l’eventuale mancato conforto da parte del terapeuta potrebbe far sentire il paziente rifiutato. Questa distinzione è preziosissima per la scelta di un intervento terapeutico appropriato ed evitare di commettere errori!
Il secondo punto riguarda l’utilizzo dell’AIMIT nella ricerca e, più precisamente, la correlazione tra questo strumento e la capacità metacognitiva. Una ricerca condotta con l’AIMIT e riportata nel libro dimostra quale tra i sistemi motivazionali interpersonali favorisce maggiormente questo processo di autoriflessione ed insight. Secondo voi qual è?
Il terzo punto riguarda alcune riflessioni su un aspetto a me caro (Esposito, 2006; 2008). A volte, cercare di rivedere le conoscenze del paziente al fine di migliorarne lo stato emotivo, rischia di invalidarlo facendolo quindi peggiorare e protestare (Linehan, 2003). Quando quindi rivedere o validare quello che il paziente dice, sente o fa? Attraverso l’uso dell’AIMIT e quindi del monitoraggio in seduta del sistema motivazionale attivo nella relazione terapeutica, si potrebbe, con ulteriori ricerche, identificare alcuni indicatori motivazionali che consentano di cogliere il corretto timing per un efficace intervento terapeutico come ad esempio, appunto, la scelta di quando validare. Sono sicuro che l’utilizzo appropriato di questo strumento nella clinica e nella ricerca aiuterà ad evitare molti drop-uot.
Infine, una nota importante sulla formazione degli psicoterapeuti. Attraverso lo studio delle trascrizioni con l’AIMIT, infatti, l’allievo in formazione potrà essere educato alla disciplina della ricerca empirica sul processo terapeutico e saper cogliere prontamente i processi motivazionali intersoggettivi che organizzano il dialogo terapeutico ottimizzando, così, i vantaggi dell’alleanza terapeutica.
Bibliografia
Esposito R. (2006), Strategia e interventi in psicoterapia cognitiva, relazione presentata al XIII Congresso Nazionale SITCC, “Nuvole e Orologi: Scienza Romantica e prove di efficacia in psicoterapia”, Napoli 27-29 ottobre.
Esposito R. (2008), Rivedere, abilitare e validare: l’utilizzo di tre interventi in psicoterapia cognitivo-comportamentale, relazione presentata al XIV Congresso Nazionale SITCC, “La terapia cognitiva nelle fasi di vita: sviluppi, relazioni, contesti”, Cagliari 24-26 ottobre.
Liotti G., (2001) Le Opere della Coscienza, Cortina Editore.
Linehan, M., (2001) Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo bordeline di personalità, Cortina Editore.
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